
"Il fatto che un'opinione sia ampiamente condivisa, non è affatto una prova che non sia completamente assurda."
lunedì 28 dicembre 2009
Telestreet - La storia

Radio pirata sul Web

La tradizione libertaria e clandestina della radiofonia, avviata in Italia durante la seconda guerra mondiale per guidare la Resistenza contro i nazi-fascisti, proseguita con il movimento delle radio Pirata degli anni '60 e delle radio Libere degli anni '70, rivive su Web in una forma inedita
Un freeware leggero come ShoutCast agevola la diffusa aspirazione della radio fatta in casa, e dà vita ad una nutrita community di editori alternativi. Si celebra così l'unione tra il più moderno e il più antico mass media virtuale, il primo in grado di dematerializzare i suoi contenuti. "Presto la banda larga offrirà a tutti i cittadini di Internet la possibilità di creare workgroups autonomi, per sviluppare una vera cultura alternativa a quella imposta dalle grandi company della new economy". Lo afferma il teorico dei "Media tattici" Geert Lovink, protagonista del Festival "Indipendenti next 5 minutes" appena conclusosi ad Amsterdam, che per la prima volta raccoglie i documenti video e audio delle emittenti alternative in un database stabile on line. Quale surrogato della banda mancante, ShoutCastfacilita questa strategia democratica e diventa la piattaforma inaugurale delle nascenti "Comuni telematiche" della Net.Culture.
Anni '70: le Radio Libere "anti RAI" in Italia
"Amo la radio …e se una radio è libera, ma libera veramente, piace ancor di più perché libera la mente". Il refrain di una popolare canzone di Eugenio Finardi, incisa su disco nel 1976, diventa in quel decennio l'inno delle neonate radio libere italiane, movimento di protesta che ha sottratto il controllo dell'etere allo Stato ed è subito confluito nel più rassicurante business delle radio private. Alcuni vortal dedicati, come Radio Jurassico, che "vive interamente dei ricordi inviati dai lettori", celebrano oggi l'amarcord di un periodo di grande fervore culturale. Il Web diventa strumento di una ricostruzione storica estemporanea, che non aiuta però ad attribuire la primogenitura in un caos non certificato: difficile stabilire se la prima radio a trasmettere sia stata Radio Parma, più facile invece individuare la prima radio legale autorizzata da un tribunale (CTA, di Catania). Chi voglia farsi un' idea del clima politico di quegli anni, può ascoltare un drammatico documento sonoro archiviato on line sul sito di Radio Alice, voce del movimento studentesco attivo in quegli anni: la Polizia irrompe nella sede della radio bolognese, mentre gli speaker registrano tutte le fasi del blitz.
Anni '90: le WebRadio Libere "antiglobal" su internet
Internet non è comunque solo il luogo virtuale della rievocazione. In una veste nuova, la rete fa rivivere le Radio Libere. Le Web-stazioni si organizzano in vari progetti, spesso incubati nell'alveo dell'ideologia Opensource. La sezione radio di Indymedia è il più conosciuto. L'indipendent media center è un progetto multimediale che nasce in USA per dar voce alle proteste contro il Vertice mondiale del Commercio di Seattle del 1999. Contestazioni organizzate proprio sulla Rete globale, che hanno lasciato un'altro erede incisivo: una copia in chiave antiglobal del sito del WTO, l'organismo mondiale del Commercio protagonista di Seattle. "Indymedia è un network di media gestiti collettivamente per una narrazione radicale, obiettiva e appassionata della verità " dice la presentazione. Le radio ospitate dal network sono autoprodotte con freeware scaricati gratuitamente, con una prassi che agevola la diffusa aspirazione dell' emittente "fai da te". I software sono free, user friendly e leggerissimi: una formula alla base del successo di ShoutCast, il più potente catalizzatore di mini-editori radiofonici.
Dalle emittenti partigiane a Radio Cybernet: libere per vocazione
Tutto comincia con Radio Cybernet, la prima a trasmettere solo su Internet. E' stata ideata da due animatori dell'underground telematico italiano, Kyuzz e Asbesto, nel corso dei loro incontri su #cybernet, canale irc frequentato dai cultori del digitale "alternativo". E' la primogenita di una congerie di mini radio che sfuggono alle statistiche ufficiali, quelle che censiscono in Italia 500 emittenti, di cui 250 monitorate da AudiRadio. La nuova Webradio si ricollega ad una tradizione di clandestinità da sempre connaturata con il Media. In Italia, le radio libere nascono nel settembre del 1943 nelle regioni via via affrancate dal dominio nazi-fascista. Inizia Radio Sardegna, che irradia il suo segnale da Bortigali (Nuoro) ed è diretta dal maggiore Armando Rossini, futuro direttore generale della RAI, e dal sottotenente Jader Jacobelli, popolare volto tv degli anni '70. Segue Radio Bari.
Risale invece agli anni '60 il movimento delle radio pirata. Sono stazioni commerciali che trasmettono senza licenza da navi ancorate in acque internazionali nei mari del nord e vivono in stato di conflitto globale: combattono infatti una cruenta guerra intestina per spartirsi le frequenze e la torta pubblicitaria e lottano con le autorità statali per sopravvivere. Queste radio Off shore, a differenza delle radio clandestine politiche come "La Voz de Sahara Libre", o la "Voz del CID" anticastrista, diffondono messaggi all'acqua di rose: ecologia, antinucleare. Niente di impegnativo, il loro forte è la musica. Oggi sono oggetto di rievocazioni disneyane, come quella organizzata dalla friulana Radio Fantasy domenica 13 luglio "per far rivivere le emozioni della mitica Radio 270, trasmettendo in diretta da un vero galeone pirata che salperà da Bibione Pineda con musica giochi e animazioni…"
Tutti editori nell'Era di ShoutCast
I media tattici, variante peculiare di organo d'informazione alternativo, concludono questo percorso clandestino. Dal prossimo settembre danno due nuovi attributi al modello organizzativo delle radio Libere-Pirata: la memoria stabile delle sue produzioni ed una regia comune. Si apre una nuova fase: la storia delle radio rivoluzionarie diventa più disciplinata ed abbandona lo spontaneismo anarchico. La quarta edizione del Festival sull'uso politico e sociale dei mezzi di comunicazione, in cui è nata la definizione di media tattico, ha inaugurato infatti una svolta, implementando il database "next 5 minutes visual archive" per raccogliere i contributi audio, e video, degli editori virtuali. In nuce, tutti gli utenti della rete. Ogni cittadino di Internet dovrebbe gestire in prima persona un nodo della rete, e non limitarsi al sito web o alla mailing list, teorizza il padre dei media tattici Lovink. Che rivisita così il concetto di Webness divulgato da Johan Van de Kerckhove.
"L'essenza delle reti - spiega in un' intervista a Rai Smart Web - è la collaborazione. Sono preoccupato per la mancanza di infrastrutture nella net.culture. I network culturali attuali non vanno da nessuna parte, bisogna raggiungere il livello di workgroup. Comincerà ad essere interessante se i netizens si doteranno di proprie intranet". Nell' attesa di attuare la democrazia digitale auspicata da Lovink, applicativi come ShoutCast della Nullsoft hanno già messo in grado notevoli comunità di mini-editori di convertire i più modesti computer in efficienti audio-server.
Di Ernesto Siciliano.
Tratto da apogeonline.com (Link)
Vasco Rossi: uno stile che non passa mai di moda

Che cosa c'è che rende l'Artista di Zocca così speciale per le gente?
Non bello, con una voce non particolarmente potente, eppure così straordinariamente carismatico e comunicativo.
Non è facile spiegarsi il perché di un amore così grande ed incondizionato. Si deve necessariamente parlare di emozione, di empatia immediata, a priori, a scatola chiusa.
La semplicità di scrittura dei testi, che traducono in parole di facile comprensione il vissuto di ciascuno, si sposa sempre alla perfezione con un impianto sonoro straordinariamente suggestivo.
Il pubblico è consapevole di essere di fronte ad una persona più che fortunata: ricca, famosa, nella condizione privilegiata di non dover chiedere mai.
Eppure ciò che la gente coglie è la normalità di Vasco, la sua capacità di essere parte del gruppo.
Pezzi di vita spericolata, continuamente sollecitata ad "andare oltre" incrociano ora un vissuto più maturo, di un padre che si compiace della vicinanza del figlio, quel figlio più piccolo che ha visto crescere e di cui avverte la presenza grazie al rumore della PlayStation.
Un uomo che trova ogni giorno la forza per alzarsi, proprio grazie alla musica, senza la quale ci sarebbe un vuoto incolmabile, cassa di risonanza della disperazione.
Fondamentalmente Vasco non si spiega: è pura adesione emotiva, che non passa attraverso il vaglio della razionalità
Meditiamo ...
Il cinepanettone non merita i soldi pubblici

Il match, stavolta, si chiude con un film trionfante e l’altro al tappeto. Gli incassi di «Natale a Beverly Hills» superano di gran lunga, anzi, sono quasi il doppio, quelli di «Io e Marilyn».
La squadra di Christian De Sica batte, a colpi di doppi sensi e battute facili, il concorrente Leonardo Pieraccioni alle prese con una storia vagamente malinconica poco adatta alle platee natalizie. Ma la vera novità è che quest’anno la battaglia dilaga sul fronte politico perché «Natale a Beverly Hills» è stato giudicato film d’essai e la fondazione del presidente della Camera Gianfranco Fini «Farefuturo» annuncia il boicottaggio: «E’ assurdo - scrive Cecilia Moretti - che la pellicola benefici dei crediti d’imposta e degli aiuti fiscali e monetari pensati per sostenere gli esercenti più attenti e coraggiosi, quelli cioè che dovrebbero dare spazio ai film culturalmente più stimolanti».
Ma come funziona il sistema dei finanziamenti ai film italiani? Con quali criteri i soldi statali vengono negati o distribuiti ai produttori che ne fanno richiesta? Nell’ultimo elenco di film approvati, diffuso prima di Natale, fanno parte titoli attesi come «Mine vaganti» di Ferzan Ozpetek, storia di un ragazzo omosessuale e della difficoltà di fare outing nella famiglia pugliese di cui fa parte, e «Genitori e figli: agitare bene prima dell’uso» di Giovanni Veronesi, commedia leggera sui rapporti fra generazioni. Delibera del ministero Il primo, si legge nella delibera ministeriale del 4 dicembre, ha ottenuto «meritatamente, come richiesto, il solo riconoscimento dell’interesse culturale».
Il secondo, giudicato «di sicuro appeal cinematografico» può disporre del contributo finanziario. Le scelte della Commissione che decide sui contributi ai film italiani, istituita presso la Direzione Generale per il Cinema, sono frutto di lunghi confronti e attente disanime. La materia, però, è molto opinabile e, se succede che un film come «Natale a Beverly Hills» venga considerato «d’essai», vien da pensare che confronti e disanime dovrebbero essere ancora più lunghi. Oppure non dovrebbero esserci per niente. Sembra che il ministro Bondi, chiamato direttamente in causa per la storia del cinepanettone «d’essai», mediti di cambiare la legge facendo sì che i soldi vengano dati unicamente alle opere prime.
Insomma, un aiuto agli esordienti, e per tutti gli altri solo la speranza di trovare produttori che credano nel talento e nelle storie proposte da registi e sceneggiatori. Ma quanti sono i soldi che lo Stato mette ogni anno a disposizione del nostro cinema? Nel 2009 la «contribuzione diretta» ha toccato la cifra di 39-40 milioni di euro. Il numero delle opere sostenute varia a seconda delle annate, in genere si va da 20 a 25. Gli esordi sono un’altra ventina, e 25 i corti e i documentari. Nel 2008 l’importo totale dei contributi è stato pari a 43.300.000 euro. Un anno importante perché, per la prima volta, è successo che, nella lista dei progetti presentati, la commedia abbia battuto il genere drammatico (39 titoli contro 36).
Nel 2007 la disponibilità di risorse era stata di 42.280.000 euro, nel 2006 di 47.860.000 euro. I criteri adottati dalle Commissioni tengono conto di aspetti diversi. L’intervento pubblico, dice il rapporto ministeriale sull’attività svolta nel 2008, è mirato al cinema di qualità «ma non autoreferenziale». Insomma, è importante sostenere film che, una volta nelle sale, piacciano al pubblico oltre che alla critica e quindi riescano a incassare. Titoli come «Diverso da chi?», «Italians», «Ex» vengono considerati validi esempi di «un genere da valorizzare perché capace di attrarre un pubblico più vasto e giovane che sino a pochi stagioni fa era “colonizzato” quasi esclusivamente da produzioni statunitensi».
Risultato? I primi due sono stati ritenuti di «interesse culturale». Il terzo ha incassato 11 milioni di euro e ha ottenuto un sostegno pari a un milione di euro: «Peccato - fa notare la produttrice, Federica Lucisano -, che di questo contributo non abbiamo ancora visto nemmeno l’ombra».
2010 - Concerti da non perdere
AC/DC