lunedì 28 dicembre 2009

Telestreet - La storia


Le Telestreet (o "televisioni di strada") sono una vasta rete di microemittenti televisive che trasmettono via etere attraverso tecnologie analogiche a basso costo.

Gli antecedenti storici

Telebiella, prima tv libera italiana creata da Giuseppe Sacchi nel 1971 merita di essere considerata la progenitrice italiana delle Telestreet. Il fondatore di Telebiella aveva creato un sistema di televisori collegati via cavo coassiale; gli studi erano in un ex convitto biellese (oggi raso al suolo), e uno dei televisori era posto in un bar sotto i portici del centro. Il successo dell'iniziativa fu clamoroso ma portò al taglio del cavo di trasmissione, il 3 giugno 1973, in quanto l'emittente, secondo la Rai e la polizia postale, trasmetteva "Contra legem" violando il monopolio delle radioteletrasmissioni allora vigente in Italia. La situazione fu ribaltata con un doppio pronunciamento della Corte Costituzionale sulla vicenda di Telebiella. Il primo del 9 luglio 1974 ammise la possibilità di trasmettere via cavo, il secondo (la famosa sentenza 202 della Corte Costituzionale datata 28 luglio 1976) portò alla fine effettiva del monopolio della Rai con la possibilità di trasmettere anche via etere, purché in ambito locale. Ne nacque un fenomeno molto spontaneistico e capillare di oltre 900 televisioni locali, alcune delle quali, sul finire degli anni settanta, iniziarono poi a strutturarsi in grossi network editoriali.
Oltre all'avventura delle prime televisioni libere italiane, le Telestreet del 2002 hanno preso ispirazione dall'esperienza e dalle pratiche produttive delle radio libere della metà degli anni settanta, in particolar modo nell'organizzazione del palinsesto e nell'ampio utilizzo della diretta, così come nella struttura redazionale imperniata sul volontariato.
Modelli più recenti di ispirazione per le Telestreet italiane sono state le televisioni civiche e le tv comunitarie ad accesso pubblico (Open Channels), emittenti televisive no-profit con finalità sociali e culturali diffuse negli Stati Uniti e nei paesi del Nord Europa.

Le Telestreet propriamente dette

Il progetto, (ri)nato in Italia tra il 2001 e il 2002, si ispira all'inversione del tradizionale flusso unidirezionale che caratterizza la comunicazione televisiva: anziché grossi network che trasmettono un segnale verso una massa indistinta di telespettatori in una vasta area, le telestreet sono emittenti televisive che trasmettono un debole segnale via etere che si rivolge a poche centinaia di telespettatori di un territorio ristretto - una strada, un quartiere, un gruppo di case. Il costo limitato delle apparecchiature (circa un migliaio di euro) e la facile reperibilità della strumentazione permettono infatti a chiunque di realizzare la propria televisione.
Il progetto è partito dall'esperienza di TeleMonteOrlando, una microemittente che trasmette nella città di Gaeta, nata il 24 dicembre 2001 per iniziativa di un gruppo di mediattivisti. Lo studio di TeleMonteOrlando è un negozio che si affaccia sulla pubblica strada e le trasmissioni in diretta sono aperte a tutti i cittadini. Senza conoscere l'esistenza di TeleMonteOrlando, circa sei mesi più tardi, il 21 giugno 2002, un altro gruppo di mediattivisti dà vita a OrfeoTv, un'emittente che affaccia i propri studi sulla via omonima del centro di Bologna trasmettendo in un cono d'ombra del canale 51, non raggiunto, in quella zona, dal segnale di MTV.
Sin dalla sua fondazione, OrfeoTv indica nella creazione di un circuito di microemittenti lo strumento per intraprendere una battaglia politica per la liberalizzazione dal basso dell'etere: nel manifesto "L'arcipelago delle ombre eteree" viene per la prima volta utilizzato il nome di Telestreet per definire il network delle televisioni di strada italiane. Nei mesi successivi si raccolgono attorno alla rete numerose emittenti italiane, molte delle quali venute a conoscenza della possibilità di trasmissione a basso costo dalle esperienze di Bologna e di Gaeta.
Questa formula si è in seguito sviluppata con decine di televisioni in tutto il territorio nazionale e all'estero, in paesi che utilizzano la trasmissione televisiva via etere (Spagna, Argentina, Francia, Bosnia), in modo simile a ciò che era accaduto negli anni 1970 con le "radio libere", che trasmettevano il proprio segnale pur in condizioni di illegalità, sino alla regolamentazione del settore e alla fine del monopolio statale sulle frequenze radiofoniche. Anche l'avventura delle prime televisioni private italiane ha in comune con la nascita delle Telestreet le medesime condizioni di illegalità in cui esse operarono prima di una sentenza della Corte Costituzionale del 1976 che ne autorizzò l'esistenza. Nel 2005 il progetto Telestreet ed NGVision archivio online di contenuti video si sono aggiudicato un Award of distinction nella categoria "Comunità digitali" del premio Ars Electronica di Linz, il più noto premio internazionale per le arti, le tecnologie e le pratiche sociali sui media digitali.

La prima Telestreet universitaria

Nel 2005 presso l'università di Roma Tre nasce Universytv. L’idea della telestreet nasce per una questione economica (Il nolo di uno spazio presso un'emittente privata era una spesa troppo elevata da sostenere), ma soprattutto per concentrarsi sul territorio e offrire una informazione settoriale più specifica. Inizialmente Universytv era suddivisa in otto aree tematiche (Arte, Arti performative, Eventi sul territorio, Cinema, Informazione, Musica, Sport, Teatro) Il 23 giugno 2005 presso la Facoltà di Lettere di Roma Tre si inaugura il canale e UniversyTV inizia a trasmettere via etere sul canale 71.

Le Telestreet e la regolamentazione dello stato

La regolamentazione del sistema televisivo italiano avviata nei primi anni 1980 allo scopo di uscire dalla fase di "far west dell'etere" ha di fatto impedito l'accesso allo strumento televisivo per finalità diverse da quelle di natura commerciale. L'intervento dei legislatori ha lasciato in mano alla RAI il monopolio del "servizio pubblico" e non ha previsto la possibilità di costituire televisioni comunitarie da parte di enti locali, come è invece accaduto in altri paesi (ad esempio in Olanda, Svezia, Austria e Germania).
Le leggi vigenti in materia televisiva suddividono l'etere in un numero definito di canali assegnati attraverso concessioni. Ma la copertura di un canale da parte di un segnale televisivo via etere non è uniforme all'interno di un territorio: in ogni città esistono numerosi "coni d'ombra", ovvero luoghi in cui un segnale non arriva perché ostacolato fisicamente. Sfruttando la debolezza del proprio segnale, le telestreet occupano abusivamente i coni d'ombra trasmettendovi sopra, senza però coprire alcun'altra emittente televisiva in possesso di concessione (il segnale non vi arriva in ogni caso). Le telestreet hanno dunque ampliato il panorama dei canali a disposizione del telespettatore.
Le telestreet vengono solitamente promosse da associazioni, gruppi di persone o singoli cittadini che utilizzano lo strumento televisivo a fini di utilità sociale e aggregativa senza scopo di lucro, con lo scopo di far diventare il mezzo televisivo un libero strumento di comunicazione alla stregua di un giornale o di un sito web.
Dopo alcuni mesi di sostanziale disinteresse della legge nei confronti delle nuove emittenti televisive, nel luglio 2004 una telestreet è stata chiusa per aver esercitato trasmissioni abusive. Si trattava della tv Disco Volante, promossa da un'associazione di disabili, che trasmetteva in un cono d'ombra di Senigallia (Ancona). Una mobilitazione di esponenti della cultura e parlamentari ha consentito di giungere al proscioglimento di Disco Volante, cui sono stati tolti i sigilli che per alcuni mesi ne avevano bloccato le trasmissioni.
Nel 2005 l'Università degli studi Roma Tre ha inaugurato una telestreet, Universytv, gestita e realizzata dagli studenti di scienze della comunicazione dell'ateneo romano.
Al meeting tenutosi nel novembre del 2006 a Gaeta le telestreet hanno stilato una bozza di proposta di legge da sottoporre al parlamento per la regolarizzazione della microemittenza via etere nella futura nuova regolamentazione del sistema radio-televisivo italiano.
Dopo una lunga vertenza, nel dicembre del 2006, insu^tv la telestreet di Napoli, riesce a farsi restituire la propria frequenza dalla televisione commerciale Telelibera. È la prima volta che il mondo delle tv commerciali riconosce il ruolo insostituibile delle telestreet nel panorama televisivo.

Le Telestreet e le nuove tecnologie

Le difficoltà economiche congenite nella realizzazione di una microtelevisione hanno stimolato interessanti sperimentazioni nella fusione tra l'analogico e il digitale e nel diffuso utilizzo del web come inesauribile risorsa per riempire il palinsesto. Numerose telestreet trasmettono playlist di materiale audiovisivo tratto dalla rete (documentari, reportages, cortometraggi, videoarte ecc.), la maggior parte del quale fatica ad ottenere spazio nelle televisioni pubbliche o private.
Grazie ad un lavoro congiunto tra sviluppatori di software libero e insu^tv nel 2004 viene implementato per la prima volta SOMA per la gestione da remoto del palinsesto televisivo. SOMA è un progetto basato su piattaforma linux che permette di pianificare ed automatizzare tutto il palinsesto di una televisione. Le telestreet che lo hanno adottato possono così ridurre al minimo i tempi dedicati alla gestione della messa in onda per dedicarsi totalmente alla produzione dei contenuti.
Le telestreet, anche per quel simpatico spirito di compiere atti che violano regimi di monopolio, sono affezionate all'idea che tale termine vada usato solo per le trasmissioni via etere che sfruttino i coni d'ombra delle frequenze delle altre televisioni. L'introduzione di nuove tecnologie, ora che siamo solo all'inizio di una autentica svolta epocale, può, però, portare ad una riflessione sulle forme che le Telestreet possono assumere, ad esempio, in una città cablata, dando perciò più attenzione ai contenuti che al mezzo di diffusione. In questo caso il nuovo nome proposto è di micro-web TV.

Incontri sulle Telestreet

Nel 2002 e nel 2004 le tv di strada italiane hanno dato vita agli incontri nazionali di Eterea, svoltisi rispettivamente a Bologna (dicembre 2002) e a Senigallia (marzo 2004).
Il 20 dicembre 2004 si è svolto a Napoli presso l'Università degli studi Suor Orsola Benincasa un seminario dal titolo: "Telestreet: Dalla tele-visione alla proxi-visione", seguito da un workshop a cura della telestreet partenopea insu^tv.
Particolarmente interessante è l'esperienza del Convegno di Bologna tenuto il 7 marzo 2006 dal titolo Città e comunicazione: televisioni locali 'dal basso' come strumento di democrazia partecipativa.
Nel novembre 2006 si è tenuto presso gli studi di TeleMonteOrlando a Gaeta un incontro nazionale di tutte le principali telestreet italiane per la pianificazione delle linee guida di un documento programmatico da presentare al Parlamento in vista della futura discussione per l'approvazione della nuova legge sul sistema radiotelevisivo.
Per il 6 aprile 2008 è organizzato un nuovo raduno nazionale di tutte le telestreet italiane a Cesena (FC) organizzato da Tele-Osservanza e Tele-Pulce. Intento dell'incontro sarà quello di fare un censimento delle emittenti ancora attive e riprendere la discussione per quanto riguarda le problematiche giuridiche-legislative e l'utilizzo di nuove tecnologie tra cui il digitale terrestre e le possibilità di streaming via internet. È possibile trovare il programma dell'evento e altre informazioni aggiornate sul sito di Tele-Osservanza.




Tratto da wikipedia.org (link)

Radio pirata sul Web


La tradizione libertaria e clandestina della radiofonia, avviata in Italia durante la seconda guerra mondiale per guidare la Resistenza contro i nazi-fascisti, proseguita con il movimento delle radio Pirata degli anni '60 e delle radio Libere degli anni '70, rivive su Web in una forma inedita


Un freeware leggero come ShoutCast agevola la diffusa aspirazione della radio fatta in casa, e dà vita ad una nutrita community di editori alternativi. Si celebra così l'unione tra il più moderno e il più antico mass media virtuale, il primo in grado di dematerializzare i suoi contenuti. "Presto la banda larga offrirà a tutti i cittadini di Internet la possibilità di creare workgroups autonomi, per sviluppare una vera cultura alternativa a quella imposta dalle grandi company della new economy". Lo afferma il teorico dei "Media tattici" Geert Lovink, protagonista del Festival "Indipendenti next 5 minutes" appena conclusosi ad Amsterdam, che per la prima volta raccoglie i documenti video e audio delle emittenti alternative in un database stabile on line. Quale surrogato della banda mancante, ShoutCastfacilita questa strategia democratica e diventa la piattaforma inaugurale delle nascenti "Comuni telematiche" della Net.Culture.



Anni '70: le Radio Libere "anti RAI" in Italia


"Amo la radio …e se una radio è libera, ma libera veramente, piace ancor di più perché libera la mente". Il refrain di una popolare canzone di Eugenio Finardi, incisa su disco nel 1976, diventa in quel decennio l'inno delle neonate radio libere italiane, movimento di protesta che ha sottratto il controllo dell'etere allo Stato ed è subito confluito nel più rassicurante business delle radio private. Alcuni vortal dedicati, come Radio Jurassico, che "vive interamente dei ricordi inviati dai lettori", celebrano oggi l'amarcord di un periodo di grande fervore culturale. Il Web diventa strumento di una ricostruzione storica estemporanea, che non aiuta però ad attribuire la primogenitura in un caos non certificato: difficile stabilire se la prima radio a trasmettere sia stata Radio Parma, più facile invece individuare la prima radio legale autorizzata da un tribunale (CTA, di Catania). Chi voglia farsi un' idea del clima politico di quegli anni, può ascoltare un drammatico documento sonoro archiviato on line sul sito di Radio Alice, voce del movimento studentesco attivo in quegli anni: la Polizia irrompe nella sede della radio bolognese, mentre gli speaker registrano tutte le fasi del blitz.



Anni '90: le WebRadio Libere "antiglobal" su internet


Internet non è comunque solo il luogo virtuale della rievocazione. In una veste nuova, la rete fa rivivere le Radio Libere. Le Web-stazioni si organizzano in vari progetti, spesso incubati nell'alveo dell'ideologia Opensource. La sezione radio di Indymedia è il più conosciuto. L'indipendent media center è un progetto multimediale che nasce in USA per dar voce alle proteste contro il Vertice mondiale del Commercio di Seattle del 1999. Contestazioni organizzate proprio sulla Rete globale, che hanno lasciato un'altro erede incisivo: una copia in chiave antiglobal del sito del WTO, l'organismo mondiale del Commercio protagonista di Seattle. "Indymedia è un network di media gestiti collettivamente per una narrazione radicale, obiettiva e appassionata della verità " dice la presentazione. Le radio ospitate dal network sono autoprodotte con freeware scaricati gratuitamente, con una prassi che agevola la diffusa aspirazione dell' emittente "fai da te". I software sono free, user friendly e leggerissimi: una formula alla base del successo di ShoutCast, il più potente catalizzatore di mini-editori radiofonici.



Dalle emittenti partigiane a Radio Cybernet: libere per vocazione


Tutto comincia con Radio Cybernet, la prima a trasmettere solo su Internet. E' stata ideata da due animatori dell'underground telematico italiano, Kyuzz e Asbesto, nel corso dei loro incontri su #cybernet, canale irc frequentato dai cultori del digitale "alternativo". E' la primogenita di una congerie di mini radio che sfuggono alle statistiche ufficiali, quelle che censiscono in Italia 500 emittenti, di cui 250 monitorate da AudiRadio. La nuova Webradio si ricollega ad una tradizione di clandestinità da sempre connaturata con il Media. In Italia, le radio libere nascono nel settembre del 1943 nelle regioni via via affrancate dal dominio nazi-fascista. Inizia Radio Sardegna, che irradia il suo segnale da Bortigali (Nuoro) ed è diretta dal maggiore Armando Rossini, futuro direttore generale della RAI, e dal sottotenente Jader Jacobelli, popolare volto tv degli anni '70. Segue Radio Bari.


Risale invece agli anni '60 il movimento delle radio pirata. Sono stazioni commerciali che trasmettono senza licenza da navi ancorate in acque internazionali nei mari del nord e vivono in stato di conflitto globale: combattono infatti una cruenta guerra intestina per spartirsi le frequenze e la torta pubblicitaria e lottano con le autorità statali per sopravvivere. Queste radio Off shore, a differenza delle radio clandestine politiche come "La Voz de Sahara Libre", o la "Voz del CID" anticastrista, diffondono messaggi all'acqua di rose: ecologia, antinucleare. Niente di impegnativo, il loro forte è la musica. Oggi sono oggetto di rievocazioni disneyane, come quella organizzata dalla friulana Radio Fantasy domenica 13 luglio "per far rivivere le emozioni della mitica Radio 270, trasmettendo in diretta da un vero galeone pirata che salperà da Bibione Pineda con musica giochi e animazioni…"



Tutti editori nell'Era di ShoutCast


I media tattici, variante peculiare di organo d'informazione alternativo, concludono questo percorso clandestino. Dal prossimo settembre danno due nuovi attributi al modello organizzativo delle radio Libere-Pirata: la memoria stabile delle sue produzioni ed una regia comune. Si apre una nuova fase: la storia delle radio rivoluzionarie diventa più disciplinata ed abbandona lo spontaneismo anarchico. La quarta edizione del Festival sull'uso politico e sociale dei mezzi di comunicazione, in cui è nata la definizione di media tattico, ha inaugurato infatti una svolta, implementando il database "next 5 minutes visual archive" per raccogliere i contributi audio, e video, degli editori virtuali. In nuce, tutti gli utenti della rete. Ogni cittadino di Internet dovrebbe gestire in prima persona un nodo della rete, e non limitarsi al sito web o alla mailing list, teorizza il padre dei media tattici Lovink. Che rivisita così il concetto di Webness divulgato da Johan Van de Kerckhove.


"L'essenza delle reti - spiega in un' intervista a Rai Smart Web - è la collaborazione. Sono preoccupato per la mancanza di infrastrutture nella net.culture. I network culturali attuali non vanno da nessuna parte, bisogna raggiungere il livello di workgroup. Comincerà ad essere interessante se i netizens si doteranno di proprie intranet". Nell' attesa di attuare la democrazia digitale auspicata da Lovink, applicativi come ShoutCast della Nullsoft hanno già messo in grado notevoli comunità di mini-editori di convertire i più modesti computer in efficienti audio-server.



Di Ernesto Siciliano.

Tratto da apogeonline.com (Link)

Vasco Rossi: uno stile che non passa mai di moda


Che cosa c'è che rende l'Artista di Zocca così speciale per le gente?
Non bello, con una voce non particolarmente potente, eppure così straordinariamente carismatico e comunicativo.
Non è facile spiegarsi il perché di un amore così grande ed incondizionato. Si deve necessariamente parlare di emozione, di empatia immediata, a priori, a scatola chiusa.
La semplicità di scrittura dei testi, che traducono in parole di facile comprensione il vissuto di ciascuno, si sposa sempre alla perfezione con un impianto sonoro straordinariamente suggestivo.
Il pubblico è consapevole di essere di fronte ad una persona più che fortunata: ricca, famosa, nella condizione privilegiata di non dover chiedere mai.
Eppure ciò che la gente coglie è la normalità di Vasco, la sua capacità di essere parte del gruppo.
Pezzi di vita spericolata, continuamente sollecitata ad "andare oltre" incrociano ora un vissuto più maturo, di un padre che si compiace della vicinanza del figlio, quel figlio più piccolo che ha visto crescere e di cui avverte la presenza grazie al rumore della PlayStation.
Un uomo che trova ogni giorno la forza per alzarsi, proprio grazie alla musica, senza la quale ci sarebbe un vuoto incolmabile, cassa di risonanza della disperazione.
Fondamentalmente Vasco non si spiega: è pura adesione emotiva, che non passa attraverso il vaglio della razionalità

Meditiamo ...



Tratto da ticinonews.ch (link)

Il cinepanettone non merita i soldi pubblici


Sotto accusa i finanziamenti al cinema. Lo Stato non distingue tra trash e cultura
FULVIA CAPRARA
ROMA
Il match, stavolta, si chiude con un film trionfante e l’altro al tappeto. Gli incassi di «Natale a Beverly Hills» superano di gran lunga, anzi, sono quasi il doppio, quelli di «Io e Marilyn».

La squadra di Christian De Sica batte, a colpi di doppi sensi e battute facili, il concorrente Leonardo Pieraccioni alle prese con una storia vagamente malinconica poco adatta alle platee natalizie. Ma la vera novità è che quest’anno la battaglia dilaga sul fronte politico perché «Natale a Beverly Hills» è stato giudicato film d’essai e la fondazione del presidente della Camera Gianfranco Fini «Farefuturo» annuncia il boicottaggio: «E’ assurdo - scrive Cecilia Moretti - che la pellicola benefici dei crediti d’imposta e degli aiuti fiscali e monetari pensati per sostenere gli esercenti più attenti e coraggiosi, quelli cioè che dovrebbero dare spazio ai film culturalmente più stimolanti».

Ma come funziona il sistema dei finanziamenti ai film italiani? Con quali criteri i soldi statali vengono negati o distribuiti ai produttori che ne fanno richiesta? Nell’ultimo elenco di film approvati, diffuso prima di Natale, fanno parte titoli attesi come «Mine vaganti» di Ferzan Ozpetek, storia di un ragazzo omosessuale e della difficoltà di fare outing nella famiglia pugliese di cui fa parte, e «Genitori e figli: agitare bene prima dell’uso» di Giovanni Veronesi, commedia leggera sui rapporti fra generazioni. Delibera del ministero Il primo, si legge nella delibera ministeriale del 4 dicembre, ha ottenuto «meritatamente, come richiesto, il solo riconoscimento dell’interesse culturale».

Il secondo, giudicato «di sicuro appeal cinematografico» può disporre del contributo finanziario. Le scelte della Commissione che decide sui contributi ai film italiani, istituita presso la Direzione Generale per il Cinema, sono frutto di lunghi confronti e attente disanime. La materia, però, è molto opinabile e, se succede che un film come «Natale a Beverly Hills» venga considerato «d’essai», vien da pensare che confronti e disanime dovrebbero essere ancora più lunghi. Oppure non dovrebbero esserci per niente. Sembra che il ministro Bondi, chiamato direttamente in causa per la storia del cinepanettone «d’essai», mediti di cambiare la legge facendo sì che i soldi vengano dati unicamente alle opere prime.

Insomma, un aiuto agli esordienti, e per tutti gli altri solo la speranza di trovare produttori che credano nel talento e nelle storie proposte da registi e sceneggiatori. Ma quanti sono i soldi che lo Stato mette ogni anno a disposizione del nostro cinema? Nel 2009 la «contribuzione diretta» ha toccato la cifra di 39-40 milioni di euro. Il numero delle opere sostenute varia a seconda delle annate, in genere si va da 20 a 25. Gli esordi sono un’altra ventina, e 25 i corti e i documentari. Nel 2008 l’importo totale dei contributi è stato pari a 43.300.000 euro. Un anno importante perché, per la prima volta, è successo che, nella lista dei progetti presentati, la commedia abbia battuto il genere drammatico (39 titoli contro 36).

Nel 2007 la disponibilità di risorse era stata di 42.280.000 euro, nel 2006 di 47.860.000 euro. I criteri adottati dalle Commissioni tengono conto di aspetti diversi. L’intervento pubblico, dice il rapporto ministeriale sull’attività svolta nel 2008, è mirato al cinema di qualità «ma non autoreferenziale». Insomma, è importante sostenere film che, una volta nelle sale, piacciano al pubblico oltre che alla critica e quindi riescano a incassare. Titoli come «Diverso da chi?», «Italians», «Ex» vengono considerati validi esempi di «un genere da valorizzare perché capace di attrarre un pubblico più vasto e giovane che sino a pochi stagioni fa era “colonizzato” quasi esclusivamente da produzioni statunitensi».

Risultato? I primi due sono stati ritenuti di «interesse culturale». Il terzo ha incassato 11 milioni di euro e ha ottenuto un sostegno pari a un milione di euro: «Peccato - fa notare la produttrice, Federica Lucisano -, che di questo contributo non abbiamo ancora visto nemmeno l’ombra».

Tratto da lastampa.it (link)

2010 - Concerti da non perdere

AC/DC
Black Ice Tour 2010 - UDINE, 19/05/2010, Stadio Friuli. (biglietti)

J.AX
Illegale Tour 2010 - FIRENZE, 02/03/2010, Teatro Saschall. (biglietti)

VASCO ROSSI
Europe Indoor Tour - FIRENZE, 12/10/2010, Nelson Mandela Forum. (biglietti)
Europe Indoor Tour - FIRENZE, 13/10/2010, Nelson Mandela Forum. (biglietti)
Europe Indoor Tour - FIRENZE, 17/10/2010, Nelson Mandela Forum. (biglietti)
Europe Indoor Tour - FIRENZE, 18/10/2010, Nelson Mandela Forum. (biglietti)
Europe Indoor Tour - LIVORNO, 22/10/2010, PalaAlgida (da confermare)
Europe Indoor Tour - LIVORNO, 23/10/2010, PalaAlgida (da confermare)