
AGLIANA - Silvano è sincero: «Noi tifiamo per la Florentia». Ha un bel vestito nero e un sigarone acceso: «Senza sigaro non ci so stare». Aggiunge: «Il primo posto spetta alla Florentia, l' Aglianese glielo sta soltanto tenendo caldo». Lui, Silvano Pieralli, è il presidente della squadra dei miracoli. Il suo obiettivo era arrivare in C2, ora chissà. Si è ritrovato lassù, ma non è sorpreso. «Programmazione, nel calcio ci vuole programmazione. Questo è il frutto di un lavoro iniziato qualche anno fa». Aspira con calma il sigaro, poi sputa fuori il fumo e spiega: «Vede, questa per noi non è una settimana come le altre. Siamo contenti di ricevere la Florentia e il mio obiettivo è accogliere tutti nel modo migliore. In campo sarà quel che sarà, non mi interessa, però vogliamo dimostrare che siamo orgogliosi di avere qui la Florentia. Anzi, sa che le dico, spero che vengano in tanti da Firenze, che lo stadio sia pieno e che sia soprattutto una festa». Ma sì, chi se ne frega del risultato. Qui, quattordicimila anime, meno degli abbonati di Della Valle, tutti fanno il tifo per la Florentia. E poi, diciamolo francamente, a questi qui dell' Aglianese mica gliene importa granché. Duecento paganti quando va bene, uno stadio ancora da costruire («Per quest' anno giocheremo sempre a Pistoia»), il campo sportivo diviso a metà con le ragazze del calcio femminile. E se piove non si può usare. Vita dura da queste parti. Pieralli sorride e sputa un' altra nuvola di fumo: «Andiamo avanti. Per il momento ci godiamo questo primo posto, poi si vedrà». è buio fuori. Le luci del campo sportivo, incastrato tra la Conad e il cimitero, sono spente. Cinquecento posti a sedere, pochi per la C2. Troppi per Agliana. Francesco Buglio, l' allenatore del primo posto, ha appena fatto la doccia. Accappatoio blù e asciugamano bianco. «Prego entri. Non si preoccupi, nessun disturbo». Dopo aver salvato la Rondinella due anni fa, è rimasto disoccupato. Poi è arrivata l' offerta dell' Aglianese. «Non smetterò mai di ringraziare Pieralli, grazie a lui mi sento di nuovo vivo». La sua squadra è come lui. Tosta, umile, ambiziosa, affamata. «Sì, la fame è la caratteristica che mi piace di più di un giocatore». Ma se parli di calcio, dice: «Ho una mentalità offensiva, la palla deve essere buttata sempre avanti. Non mi piace perdere tempo. Faccio allenamenti specifici su questo. Vedrà, si divertirà anche lei domenica allo stadio». Gli hanno detto: ti diamo una squadra di ragazzini più tre o quattro giocatori esperti, vedi un po' che cosa puoi fare. E lui si è messo lì e ha costruito pezzo dopo pezzo la squadra più divertente della C2. «Vogliamo essere il Chievo della categoria, una squadra frizzante, che gioca un buon calcio. E sia chiara una cosa, io questo primo posto non lo mollo. Chi vuole prendercelo dovrà faticare sul campo». Fa i complimenti a Della Valle («è stato coraggioso») e rivela: «Sa qual è il vero problema di domenica? Che la maggior parte dei miei ragazzi non è abituata a giocare davanti a dieci o quindicimila spettatori. Io però li sto allenando anche a questo». Idee, lavoro e i gol di Massimiliano Allegri. Trentacinque anni, una carriera in cui ha incrociato Traversa, Panarelli e Longo mentre «Di Livio l' ho affrontato da avversario quando eravamo più giovani». Non ha mai fatto gol alla Fiorentina, però. «Chissà, questa potrebbe essere l' occasione giusta~».
GIUSEPPE CALABRESE
Tratto da "Repubblica" del 6 Novembre 2002 (link)