venerdì 6 maggio 2011

Quando gli studenti salgono in cattedra (seriamente).


E poi dicono che la scuola non insegna nulla o, peggio, è ostaggio di professori comunisti. Gli studenti di Cassino meritano il premio “I nuovi mille”. In gita a Roma, questi piccoli dallo spirito garibaldini, una scolaresca di quindicenni, incrociano il senatùr Umberto Bossi assieme al figlio Trota, e a squarciagola iniziano a cantare l'inno nazionale. Avvicinati da una troupe della Rai spiegano di essere studenti di un Istituto professionale di Cassino. Ditelo a Berlusconi e alla Gelmini: hanno intonato “Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta”, mica “Bella ciao” o “Bandiera rossa”. Piacevole sorpresa, o meglio conferma di un Paese che riesce ad amarsi.Che fa il paio con il coro unanime della folla del concertone del Primo Maggio, quello delle magliette del Che Guevara per intenderci, che ha cantato l'inno d'Italia sulle note rock suonate da Finardi in versione Hendrix. Italiani oltre le ideologie, semplicemente. I due Bossi, come due pesci in barile, pare abbiano fatto finta di niente. Come se la cosa non li riguardasse. Indifferenti, ovviamente: in fondo, con l'Italia patriottica cosa hanno a che vedere? Veri Futuristi in erba, gli studenti di Cassino noi li eleggiamo simbolicamente mascotte del nostro giornale.
Tratto da "Il Futurista" (link)

giovedì 5 maggio 2011

Marsili attivo, rischio tsunami. Ma alla tv interessa William e Kate

MILANO—«Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso». Enzo Boschi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, pur nella cautela, ha toni preoccupati raccontando i risultati dell’ultima campagna di ricerche compiute sul Marsili, il più grande vulcano d’Europa, sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania. Dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. È un mostro nascosto di cui solo gli scandagli hanno rivelato il vero volto. Intorno si sono osservate diverse emissioni idrotermali con una frequenza ultimamente elevata e proprio queste, unite alla debole struttura delle pareti, potrebbero causare crolli più inquietanti della stessa possibile eruzione. Di recente sono stati registrati due eventi, per fortuna contenuti. «La caduta rapida di una notevole massa di materiale — spiega Boschi — scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri». Nel cuore del Marsili gli strumenti hanno dato un volto alla camera di magma incandescente che si è formata e che oggi raggiunge le dimensioni di quattro chilometri per due: è come una pentola ribollente con il coperchio ben tappato. Il Marsili è da anni un sorvegliato speciale per alcuni segni lanciati.
«URANIA» - La sua storia si confonde nel tempo e non si sa quando sia avvenuta l’ultima eruzione: di certo in epoche lontane. Ma proprio i segnali emessi hanno indotto a studiarlo e l’ultima campagna iniziata in febbraio con la nave oceanografica Urania, del Cnr, ha fatto aumentare la preoccupazione. Le frane rilevate indicano una instabilità impossibile da ignorare. «Il cedimento delle pareti — nota Boschi — muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un’onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione ». La ragione sta nella situazione in cui si trova il vulcano. L’Etna in questi anni è stato tappezzato di strumenti in grado di avvisare se un’eruzione è imminente, almeno con un certo margine di preavviso. Il Marsili non solo è sommerso ma è privo di queste sonde pronte ad ascoltare le sue eventuali cattive intenzioni. Bisognerebbe installare una rete di sismometri attorno all’edificio vulcanico collegati a terra ad un centro di sorveglianza. Ma tutto ciò è al di fuori di ogni bilancio di spesa. Con le risorse a disposizione si collocherà qualche nuovo strumento ma non certo la ragnatela necessaria. «Quello che serve — conclude Boschi—è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità. Ma è costoso e complicato da realizzare. Di sicuro c’è che in qualunque momento potrebbe accadere l’irreparabile e noi non lo possiamo stabilire».

Tratto da "Il Corriere della Sera", 29 marzo 2011 (link).
Guarda il video nella apposita sezione "SKC Blog TV".

Copit, continua la pagliacciata: ancora tagli.

Ancora una volta il cosiddetto "Consorzio Pistoiese Trasporti" ricorre ad una modifica del servizio: dal 9 maggio meno corse e biglietti più cari. Non bisogna certo sforzarsi molto per ricordare l'ultima modifica al servizio, sembra quasi che il compito del Copit non sia tanto garantire la mobilità dei cittadini quanto cambiare periodicamente le carte in tavola. Il tutto avviene nonostante recentemente la Ferrovia Porrettana sia stata pesantemente tagliata al fine di sostituire treni con autobus per far pervenire altri finanziamenti al Copit, altrimenti in piena crisi economica.
I pistoiesi non si sconvolgeranno, ovviamente: ormai è chiaro per chiunque abiti nella zona che il servizio è tutto tranne che efficiente o puntuale, perciò non cambierà poi tanto, anche con qualche corsa in meno.
Viene da chiedersi, semmai, perché solo a Pistoia, al Copit, succede che sia ricorrente ricorrere a tagli delle corse o delle linee e aumenti del prezzo dei biglietti; viene da chiedersi quanta voglia hanno gli utenti pistoiesi di essere presi in giro dalle amministrazioni comunali o dei servizi pubblici.
Una cosa è certa, c'è chi paga e c'è chi mangia.

Stefano Carlesi

Articolo de La Nazione del 2 Maggio sulle modifiche del Copit (link).
Riepilogo delle modifiche (link)

domenica 20 febbraio 2011

Modifiche alla Porrettana: quando le amministrazioni si dimostrano ignoranti.

Dopo anni di proteste e richieste di miglioramento del servizio, perennemente inascoltate, ecco che arriva una svolta per quanto riguarda la ferrovia Porrettana. L'assessore regionale ai trasporti, Luca Ceccobao, annuncia che verrà attutata sulla linea, a partire dal 28 febbraio, una "integrazione con il trasporto su gomma". Viene da chiedersi se il sig. Ceccobao abbia presente di quali zone sta parlando, dal momento in cui chiunque abbia visitato i paesi di San Mommè, Castagno e Corbezzi sa che la strada statale Porrettana, sulla quale transiterebbe il trasporto pubblico su gomma, dista chilometri dai centri abitati. In particolare, il paese di Corbezzi dista circa 1 km dalla statale Porrettana, San Mommè oltre 2 km, mentre per quanto riguarda Castagno non si pone neppure il problema, dato che la strada statale passa da tutt'altro posto rispetto a dove si trova il paese. Come si può parlare di "integrazione con il trasporto su gomma"?
Sostituendo l'ultimo treno della giornata da Porretta per Pistoia con autobus ed insistendo nel non far fermare a San Mommè il neo ultimo treno della giornata, con transito alle 18 circa, si verifica che l'ultimo treno disponibile per fare ritorno a Pistoia è quello delle 15.45, si può considerare questo un servizio pubblico?
Ci si aspetterebbe dalle istutuzioni locali un intervento al fine di salvaguardare il servizio nei confronti dei residenti dei paesi penalizzati dalle modifiche, ma la presidente della provincia, Federica Fratoni, sulle pagine de La Nazione di domenica 20 febbraio scrive: "sicuramente il taglio ci sarà perchè 180 passeggeri e 22 corse sono eccessive". Vorrei ricordare alla presidente della provincia che per Trasporto Pubblico Locale si intende l'insieme delle diverse modalità di trasporto pubblico che, su scala urbana ed extraurbana, consentono l'esercizio del diritto alla mobilità dei cittadini su scala locale. Signora Fratoni, come può garantire tutto questo una fermata dell'Autobus a oltre 2 km dal centro del paese, oltretutto in zone montane soggette a frequenti nevicate nei periodi invernali?
Dopo aver giustificato i tagli viene da pensare che stia parlando ironicamente la presidente Fratoni quando scrive: "Confidiamo dunque in una soluzione che allarghi il tragitto della ferrovia anche all'area metropolitana fino a Prato e Firenze. Sarebbe un'importante valorizzazione della montagna".
Insomma, prima di parlare della ferrovia Porrettana i nostri cari politici sarebbero invitati a farvi un viaggio e raggiungere i paesi col nuovo servizio via bus, ma non sarebbe male se prima si informassero anche sulla storia della ferrovia Porrettana: fu infatti la prima ferrovia a collegare l'Emilia Romagna e la Toscana, scavalcando l'Appennino. Inaugurata nel 1864 da Vittorio Emanuele II, è considerata una tra le più grandi opere ingegnieristiche del secolo, tant è che i progetti per la realizzazione delle sue gallerie furono studiati per la realizzazione del Tunnel del San Gottardo. Qualunque amministrazione promuoverebbe una valorizzazione di un tale pezzo di storia presente sul suo territorio, ma non viene certo da meravigliarsi se l'amministrazione pistoiese si mostra totalmente indifferente.

Stefano Carlesi